Esordienti

Terza "Owls Little Cup", torneo categoria Esordienti

mIMGP7765La terza edizione della “Owls little cup” purtroppo è già finita. E' finita ieri, domenica pomeriggio verso le 4 dopo una finale tiratissima ed emozionante tra i Piratini dello Junior Rimini ed i battaglieri piccoli Dragoni (Draci, in ceco) venuti dalla lontana Brno. Sei innings emozionanti, sofferti dai ragazzi e dal pubblico, in qualche modo diviso nel tifo tra le due squadre.

In realtà la finale era iniziata tanto tempo prima, più o meno mercoledì nel tardo pomeriggio, quando al campo “Nicola e Matteo Michelucci” lo staff dei Gufi piazzava le ultime pennellate al campo in attesa delle prime avanguardie dei barbari provenienti dall'Europa centrale. Per un bel po' di tempo però non si vede nessuno; si teme l'incidente diplomatico, il pacco internazionale, finchè un paio di macchine targate strane si avvicinano circospette al cancello. Simone si affianca, e si stira la barbetta preoccupato: non è abituato ai combattimenti corpo a corpo con i Visigoti, e poi gli viene il mal di schiena solo per tirare le righe del campo: non il massimo come plotone di prima difesa. Gli sportelli si aprono, la tensione sale ma poi dalle Skoda escono in successione: Šimon e Štěpán, Vojtěch e Aleš, tappetti di un metro e venti con tanti di quegli accenti addosso che i loro nomi sembrano piccoli alberi di natale con le lucine accese. Per ultimi Matias e il fratellino, faccia da giapponese con addosso un berrettone nero che fa ombra peggio di un sombrero al suo faccino grande come un'arancia. Cosa ci facciano due bambini giapponesi a Brno, sulle prime non è molto chiaro. E invece Matias Takeda è un Draghetto, uno dei dieci eroi della trasferta a Rimini, uno dei giocatori migliori della squadra. Il babbo Mako è arrivato dalla California, surfing USA, ma viene dal paese del Sol Levante dove il baseball è lo sport nazionale. Laggiù alle partite vanno in trentamila, e accendono gli stadi con un tifo buffo e colorato, chiedere per conferma al nostro Falcons Alessandro Maestri che ci gioca da professionista da tre anni. E allora a cosa avrebbe potuto giocare il piccolo Matias? A calcio come Holly e Benji? A pallavolo come Mila e Shiro? Voi avete qualche dubbio in proposito? Io no.
Sui cognomi di questi ragazzi però stendiamo un velo pietoso: dieci righe di word per inviarci il roster, 4 vocali in tutto. Peggio del codice fiscale di Franz Beckenbauer. Ermetici.
Sul campo però si fanno rispettare: battono teso, usano un'ottima colla nei guantoni perchè la palla da lì non cade mai, e nelle Nike devono aver montato dei razzetti perchè sfrecciano davanti al tuo naso ma di preciso non riesci a riconoscerli. Frecce Rosse, anzi nere come le loro divise.

Il capo indiscusso dell'Academy Nettuno invece è Alessandro. Numero 23, sette anni, biondo, orecchino. La canta a memoria: ***Sveglia, suona, buco in pancia. Scendo, moka, radio, canna. Salgo, denti, doccia, barba; leggo l'iPhone sulla tazza...*** “Ahò, ma perchè m'hai fermato 'a canzone?” mi fa appena sfumo “Maria Salvador” di J-AX. E' dura spiegargli che sta per iniziare l'inning e che l'arbitro non vuole casino quando si gioca. “Vabbè occhèi, però dopo m'aa rimetti!”. Contaci Ale, però dimmi una cosa: quando sarai in IBL me lo mandi un biglietto, promesso?
I loro allenatori ce la mettono tutta per tenere a freno lui e i suoi compari, ma è una gara dura. Alla fine però i risultati arrivano: mangiano la verdura (!!!) a cena alla taverna dei Gufi e il giorno dopo lo raccontano agli increduli genitori che li avevano lasciati da soli al campo in balia dei quattro encomiabili allenatori. Inoltre, incredibile a dirsi, per la prima volta nella loro vita fanno la doccia come mamma li ha fatti senza alcuna vergogna. Questo è spirito di gruppo. Di squadra. E infatti sul campo si battono alla grande: ribaltano il risultato che li vedeva sotto contro i nostri Gufetti e vincono 13-9, poi impegnano i maturi Piratini in una partita stretta persa nel finale solo per 13-12 con un paio di dubbie chiamate arbitrali. Ed è proprio qui il bello: uno che segue il baseball da quarant'anni cosa ricorda dei Nettunesi? La mossa di karate di Bagialemani all'arbitro nella finale del '99, il clima infuocato dello Steno Borghese quando ci andavi a giocare dentro, più di una malizia, qualche scorrettezza.
E invece questi qua, intendo gli allenatori, cosa fanno? Quando l'arbitro chiama l'out a casa base non fanno una piega, al massimo tirano un moccolo tra i denti senza farsi vedere, e poi vanno avanti dritto alla meta. Bravi ragazzi, ben fatto: i bambini ti guardano e ti ascoltano, e poi ti imitano, sempre. Qualcuno farebbe bene a ricordarselo quando va a vedere la partita di bambini di otto anni.
Ma torniamo alla finale: i Draghetti, dopo un sabato nel quale hanno offerto spettacolo sul nostro diamante, entrano in campo tesi e forse al limite delle possibilità fisiche che il loro corpicino di atleti consente. Cinque partite in due giorni si fanno sentire, anche se la brezza in questa Rimini di Agosto è fresca e non ti asciuga come uno stoccafisso norvegese. E poi c'è un altro problema: a casa loro non perdono mai, gli avversari non sono allo stesso livello, e loro spesso sbaragliano la concorrenza con facilità. Una squadra che gli segna quattro punti in un inning, sette in due inning, non la avevano forse mai vista prima. Restano basiti. La reazione c'è: tornano in gara da 1-7 a 5-7 e ci sperano ancora. Jakub, l'allenatore che ha la stessa faccia di Jason Simontacchi, lanciatore dei pirati degli anni '90 e poi dei Cardinals nelle Major, blocca il gioco e non vuole che entrino punti. Tensione sugli spalti. I Gufi tifano per i Draghi, dovere di ospitalità ma anche qualcosa di più, quella faccetta giapponese ce l'abbiamo dentro e ormai non è più un segreto. Un paio di sleppe dei Piratini più grandi però piegano la resistenza dei piccoli cechi. E' finita, vince Rimini. Forza Rimini.
Spazio alla premiazione: Gary Ermini, prima base del San Marino, Mike Romano, Eddy Orrizzi e Paolo Zonzini premiano le cinque squadre partecipanti (terza l'Academy Nettuno, quarti i Torre Pedrera Falcons, quinto il Rimini 86) e consegnano i premi speciali ai due giocatori più giovani (il nostro Mattia Balducci e il Falcons Giulio Bissa), al giocatore autore della miglior giocata del torneo (all'”aostano” del Rimini 86 Billai per una spettacolare presa in tuffo) ed al miglior battitore (Šimon Klacl, un gelato a chi indovina di quale squadra era) capace di una invidiabile media battuta di oltre 860.
E' il momento dei saluti. Le tre squadre riminesi saranno a casa in un quarto d'ora, altri invece dovranno superare una lunga striscia di asfalto prima di tornarci. Tutti i ragazzi che hanno partecipato ed onorato il nostro torneo al meglio delle loro possibilità meritano un cinque e una pacca sulle loro esili spalle. Ma al capo-missione nettunese Ale e ai suoi compari, e ai dieci eroi di Brno dai cognomi illeggibili vogliamo dire un grazie speciale. Per averci fatto vivere un weekend di emozioni vere. Gratis. Anzi alla fine della fiera abbiamo anche lasciato un paio di bigliettoni al bar. Ma una cosa è certa: se continuiamo a stare dentro quel maledetto campo per delle giornate intere a spezzarci la schiena e lavorare duro tornando a casa trascinando le gambe è solo per godere di questi inestimabili momenti, che per fortuna un prezzo non ce l'hanno.

Foto di Mauro Piscaglia

 

Stampa Email

ASD Rimini 86 Baseball Rimini via Bengasi, 3 Club P.IVA 02148070408 email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.